Sei sei cinquantatré. La prima info da raccogliere – d’obbligo – è sulla data di nascita. Sotto il segno dei Gemelli, ma soprattutto dell’amore per il pallone. Gigi Nocera, allenatore di Un Cuore per Amico, 72 anni quasi 73 (semicit.), sabato scorso è sceso in campo con la sua squadra nel campionato Master: “Non giocavo da quattro anni, eravamo contati e quindi siamo stati costretti. Mi tengo ancora in forma con la corsa, anche se le ginocchia sono stanche, ma non ho rifiutato quest’occasione: il calcio per me è droga”. Ad ascoltare le sue parole, e ad aprirsi ai sentimenti attraverso i quali le lascia viaggiare, ciò che arriva è tutt’altro che quel “siamo stati costretti”; Gigi è sincero, non mente a sé stesso e neppure a noi: “Già, in realtà io sotto sotto ci spero sempre, non aspetto altro. Vorrei che al mio posto ci fosse un altro a fare l’allenatore e io lì in panchina, pronto ad essere chiamato in causa se necessario. Il mio tempo da calciatore è passato, ma il desiderio non passerà mai”.
COME UN MONDIALE – Quattro anni, affinché quel desiderio si materializzasse. Quattro anni per portarlo alla luce. Quattro anni, come un Mondiale: “Mi sono concentrato sulla mia forza di volontà, ho combattuto con il dubbio di non essere più in grado. Mi sento allenato, ma la paura per i contrasti c’era. Ho fatto in modo che non prevalesse: quando si va in campo non si può avere il controllo su tutto. So soltanto che non voglio non giocare più”.
NIPOTE D’ARTE – Una carriera da calciatore nell’allora Promozione, quando non esisteva l’Eccellenza e salire di categoria voleva dire Interregionale: “La quarta serie l’ho sfiorata una volta in uno spareggio a Nola con la maglia del Casoria di Luciano Vinci. Iniziai alla Virtus Italia per passare al Regina Margherita di Carmine Testa. Poi mio zio Cosimo Vittorio Nocera – capocannoniere all time della storia del Foggia, ndr – intercesse per farmi avere il cartellino e andare al Secondigliano, la squadra del nostro quartiere, dove sono rimasto per tanti anni”.
UN CUORE PER AMICO – L’avventura nell’Intersociale è il secondo tempo di questa lunga storia d’amore: “Iniziammo più di vent’anni fa con Gaetano Palma, un cardiochirurgo che diede alla squadra il nome Un Cuore per Amico. Non smetterò mai di ringraziare chi mi ha coinvolto in questa avventura”. Ad ascoltarlo – una carezza per chi sogna ad occhi aperti attraverso il calcio come lui – viene in mente il concetto moderno di mindfullness: “Quando vado in campo mi dimentico tutto: in quelle due ore tutti i problemi della vita scompaiono, sono soltanto lì con tutto me stesso”.
FINO ALLA FINE – La felicità è tale solo se condivisa: “Siamo un gruppo di amici e il giorno dopo la partita ci ritroviamo al bar per il processo della… domenica. Io sono lo smemorato di Collegno, ci prendiamo in giro tra di noi con tanto affetto, se qualcuno mi sfotte io gli dico: ‘allora alla prossima non giochi’. Questo è il mondo che mi piace e mi auguro di farlo fino all’ultimo secondo del mio tempo”.
“IO NON PENSO NIENTE” – Lo ringraziamo per i messaggi che fanno bene al… cuore e lui ringrazia noi: “Le persone devono capire che il calcio è una cosa bellissima. Ognuno può dire la propria, siamo tutti allenatori, possiamo addirittura parlare delle nazionali: è troppo divertente. E allora quando mi chiedono: ‘tu cosa pensi?’. Io non penso niente. Ma con Un Cuore per Amico mi diverto e basta”.







