Sei ottobre millenovecentocinquantasei. Nel campionato degli “-anta”, lui è tra i più “-anta”. Tondi tondi, col sette davanti. E sabato scorso, con la maglia numero dieci del suo Pastificio Ferrara, a pochi mesi dai settant’anni, Nicola Nisi ha messo a segno la doppietta più… over che ricordiamo.
Quando gli chiediamo della sua carriera da calciatore, Nicola ci tiene a partire da più lontano. Dalle radici. Da quando, a sei anni, insieme a suo fratello fu mandato in collegio: “Eravamo una famiglia numerosa: undici figli -un numero nel destino…-. Con le suore ci ho vissuto fino ai dodici anni, poi ho cominciato a giocare nel settore giovanile del Rovigliano”.
Da lì una lunga storia: Pompei e l’esordio in Eccellenza a sedici anni, poi Oplonti, Juve Agerolina, Gragnano, Angri, Sarnese, Sessana, Scafatese, Boschese, Maiori. Ma anche Palau, in Sardegna: “Perché ero maresciallo della Guardia Costiera e per un anno, stagione ’83-’84, andai a fare un corso all’isola della Maddalena”. Ricorda esattamente ogni stagione della sua carriera. Di una vita tra il mare ed il rettangolo verde.
Cinque campionati vinti, tanta serie D e poi il patentino da allenatore: “Volevo stare in mezzo ai ragazzi -racconta-. Sentivo che il mio compito era educarli a divertirsi, come mi sono divertito io. Il calcio è questo: socializzare, imparare a stare in mezzo agli altri. Ho sempre avuto questo approccio e in tutte le scuole calcio in cui ho lavorato tra Castellammare, Torre del Greco, Scafati, mi apprezzano tanto e questo mi dà soddisfazione, perché per me è importante comportarsi bene e trasmettere i giusti valori agli altri”.
Questo spirito l’ha portato al Pastificio Ferrara: “Mi chiamarono una ventina d’anni fa per partecipare all’Intersociale Over 40. Poi il 50. Poi il 55… Mi sto divertendo tanto. Il sabato non manco mai alle partite: da un mese faccio anche il mister, la passione viene prima di tutto e va al di là del risultato”.
Poi si prende una pausa e il canovaccio d’improvviso si ribalta: è lui a farci una domanda. “Avete scritto voi sul sito ‘continua a divertirti e a ispirarci?’. Sì, rispondiamo. “E’ una cosa bellissima che mi ha emozionato tanto”. Nicola diventa un fiume in piena: “Per tutta la mia vita ho sempre giocato a calcio con gioia. I miei compagni mi chiedono come faccio a non fermarmi mai in campo. Io lo vivo così. Il calcio mi ha salvato: eravamo una famiglia numerosa, mi ha dato tanto e anche nelle categorie minori ho sempre cercato di stare in campo come una brava persona. Devo ringraziare anche mia moglie, che mi ha sempre accompagnato in questo percorso. In collegio c’era un piccolo campetto, con i muri sui lati: anche solo giocare con il muro per me era gioia pura”.
Non trattiene l’emozione, Nicola. Perché è un uomo di cuore: se non vivi di emozioni e con il cuore, non arrivi a settant’anni a segnare una doppietta. E non arrivi agli altri, come fa oggi con i ragazzi della scuola calcio. E con noi in questa bella chiacchierata. Le sue lacrime hanno il sapore dolce della gratitudine di chi sa vivere pienamente i piccoli miracoli della vita. Come un pallone contro un muretto e un sabato mattina in un campionato… “-anta”. E allora grazie per questo insegnamento e per la tua emozione sincera. La stessa di quel bambino nel campetto del collegio. Te lo ripetiamo ancora, Nicola, stavolta con ancor più convinzione: continua a divertirti e a ispirarci.







